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Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono disturbi del neuro-sviluppo che coinvolgono la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente e si manifestano con l’inizio della scolarizzazione.

Sono suddividono, in base alla area specifica che coinvolgono, in:

  • Dislessia – è un disturbo specifico della lettura, che impedisce o rende difficile la lettura accurata e fluente di un testo in termini di velocità e correttezza. Questa difficoltà, può causare difficoltà nella comprensione del testo.
  • Disortografia – è un disturbo specifico della scrittura legato ad aspetti linguistici e consiste nella difficoltà di scrivere in modo ortograficamente corretto.
  • Disgrafia – è un disturbo specifico della grafia che riguarda la componente motoria della scrittura per cui scrivere risulta difficoltoso, poco veloce e decifrabile. 
  • Discalculia – è un disturbo specifico che riguarda una difficoltà nella manipolazione dei numeri, nei calcoli veloci a mente e nel recupero dei risultati nelle operazioni aritmetiche.

E’ importante sapere che questi disturbi non sono causati da un deficit cognitivo (scarsa intelligenza), ne’ da problemi ambientali, psicologici o deficit sensoriali, ma dipendono da un diverso funzionamento del cervello e delle sue modalità di apprendimento. 

I DSA non sono una ‘malattia‘ in quanto determinati da un diverso neuro funzionamento del cervello, che non impedisce la realizzazione della specifica abilità (lettura, scrittura, numerazione o altro), ma necessita di tempi più lunghi, carico attentivo maggiore e specifiche strategie. Queste caratteristiche sono innate e accompagnano l’individuo per tutta la vita pur modificandosi nel tempo grazie alle compensazioni favorite da buone attività di potenziamento e riabilitative.

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Disturbo Primario del Linguaggio (DPL)

Durante il primo anno di vita, il bambino sviluppa progressivamente la capacità di comunicare con gli adulti di riferimento, inizialmente in modo non intenzionale, successivamente attraverso un’attivazione intenzionale che vede l’utilizzo di canali gestuali e verbali per chiedere ciò di cui ha bisogno o per richiamare l’attenzione. Intorno ai 12 mesi, inizia ad utilizzare le prime parole per i medesimi scopi. Successivamente, il vocabolario si evolve con una rapidità variabile e individuale. Se questo incremento nell’espansione del vocabolario non dovesse verificarsi o essere eccessivamente rallentata si valuta la possibilità di essere in presenza di un ritardo dello sviluppo del linguaggio. Uno degli indici di rischio per un futuro disturbo del linguaggio  è infatti la mancata produzione di parole a 18 mesi o la presenza di un vocabolario inferiore a 50 parole a 24 mesi e l’assenza di combinazioni di parole a 36 mesi. In genere, i bambini che presentano ritardi nell’espressione linguistica tendono a recuperare entro i 36 mesi, qualora tale recupero non si verificasse, si può considerare l’ipotesi di un Disturbo del Linguaggio.

Il disturbo del linguaggio può essere secondario ad altre condizioni come lesioni del sistema nervoso centrale, ipoacusia, deficit cognitivi, psicopatologie affettivo-relazionali, condizioni socioeconomiche sfavorevoli. In assenza di tali fattori, si parla di Disturbo Specifico del Linguaggio (DSL) o Disturbo Primario del Linguaggio (DPL). La definizione DSL è stata recentemente messa da parte a causa si numerose evidenze rispetto alla non specificità del disturbo che si troverebbe sovente associato a deficit delle funzioni esecutive, come l’attenzione sostenuta, la memoria di lavoro (in particolare la memoria fonologica), l’inibizione e lo shifting attentivo (Kapa, Plante, 2015; Marini, 2008) per questa ragione la definizione DPL sembra più adeguata a descrivere la natura del disturbo. Le prime  difficoltà, legate ad abilità che dovrebbero essere acquisite precocemente, sembrano interferire con lo sviluppo di competenze linguistiche successive, confermando l’ipotesi di uno sviluppo gerarchico delle abilità cognitive e linguistiche (Garon, Bryson, Smith, 2008).

Attualmente, si stima che il disturbo del linguaggio colpisca circa il 7% della popolazione sotto i 5 anni, una percentuale che si dimezza solo dopo circa un anno (Tomblin et al., 1997).

Il DPL può manifestarsi con un ritardo nella comparsa delle prime parole, con uno sviluppo rallentato della prima comparsa del linguaggio, con difficoltà che possono coinvolgere la comprensione e/o produzione verbale, con coinvolgimento di una o più aree linguistiche: fonetico-fonologica, semantico-lessicale, morfo-sintattica, pragmatica.

Dott.ssa Annachiara Alletti

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LABORATORIO

‘PRONTI PER LA SCUOLA’

L’acquisizione delle abilità scolastiche (lettura, scrittura e calcolo) avviene generalmente attraverso un’istruzione formalizzata, dunque nella scuola. Infatti, diversamente dall’acquisizione del linguaggio orale, un processo che evolve naturalmente, il linguaggio scritto richiede un processo di alfabetizzazione, che comporta l’adattamento del bambino a nuove strutture e regole.

Perché questa acquisizione avvenga in maniera fluida, completa e senza difficoltà è necessario che il bambino possieda alcuni prerequisiti di base come alcune capacità cognitive e logiche, delle buone competenze linguistiche, capacità visuo-spaziali e motorie.

Lo scopo del laboratorio è quello di accompagnare i bambini in un percorso ludico che favorisca l’acquisizione dei prerequisiti degli apprendimenti scolastici e di aiutarli a superare eventuali ostacoli e difficoltà individuali attraverso un approccio di apprendimento graduale per ‘prove ed errori’ che considera l’errore la prima, preziosa forma di apprendimento.

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Corso di formazione

Sabato 26 novembre ho ripreso la mia attività di formatrice con il corso “Lo sviluppo e le patologie della comunicazione e del linguaggio” rivolto agli educatori dei nidi e delle scuole dell’infanzia della Cooperativa sociale CODESS.

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A Padova

A partire da Giugno 2016 tornerò a esercitare a Padova dopo un periodo di due anni all’estero. Per qualsiasi comunicazione prima di allora contattatemi via mail (vedi contatti).

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Dalla logopedia all’insegnamento della lingua il passo è breve!

Che cos’hanno in comune una seduta logopedica e una lezione di italiano a bambini stranieri?
Imparare giocando funziona allo stesso modo e le tecniche per stimolare l’apprendimento del vocabolario e della morfo-sintassi sono più che efficaci.
Un esperto di fonologia sa come aiutare i bambini a percepire e produrre i suoni divertendosi.
Inoltre, l’esperienza nell’ambito dei disturbi dell’apprendimento della lingua scritta rendono semplice l’insegnamento di lettura e scrittura, non solo dei suoni, ma anche di brevi testi.
Quindi… Impariamo e miglioriamo l’italiano!

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rapporti tra scuola ed educazione

Rapporti tra scuola ed educazione

VII Convegno Nazionale Federazione Logopedisti Italiani  Abstract della relazione /workshop “Rapporti tra scuola ed educazione”  M.V. Rinaldi  – Centro Paides –

I bambini segnalati dalla scuola dell’obbligo ai servizi di logopedia per ritardo del linguaggio e per difficoltà di apprendimento sono in aumento. Il fenomeno, come sappiamo, riguarda tutto il territorio nazionale e, senza dubbio, merita un serio approfondimento multidisciplinare che riconsideri, nel nostro tempo, il complesso rapporto tra Scuola ed Educazione, ma anche tra normalità e patologia.  Con questo lavoro, si vuole dare una testimonianza di come la pratica logopedica, utilizzando strumenti e metodi riabilitativi propri, diretti alla cura del linguaggio verbale in età evolutiva, possa contribuire a recuperare un concetto di educazione e di istruzione che rispetti l’identità dell’infanzia moderna, non solo patologica, ma anche normale.  In particolare, verrà descritto un progetto realizzato nelle classi prime di una scuola elementare di Taranto, intitolato: “… c’era una volta un narratore bambino.” Lo scopo del progetto, frutto della collaborazione tra una logopedista e un’insegnante, è stato quello di far apprendere ai bambini lo schema base della narrazione linguistica, sia in comprensione che in produzione. I buoni risultati ottenuti, ci permettono di sostenere che la teoria della pratica logopedica  può diventare una pratica educativa delle funzioni  neuro-cognitivo-linguistiche com’è, di fatto, la competenza narrativa.